STORIA DELL'ACCESSORIO



La parola accessorio deriva dal latino acceder, che significa aggiungere, accrescere. La sua etimologia quindi, gli attribuisce una importanza che va al di là del concetto di qualcosa di secondario e superfluo.

Il mondo degli accessori è, e lo è stato in passato, vasto è variegato, quindi è molto difficile da classificare.
Può essere comunque d'aiuto la distinzione operata dagli studiosi facenti parte del Comitato Internazionale dei Musei del Costume, i quali hanno distinto gli accessori in due grosse categorie:
- accessori che si portano sul corpo, di cui fanno parte le acconciature, le calze, le calzature, e tutta una serie di accessori che sono complemento dell'abito (da cui a volte derivano) e che in passato sono stati denominati fronzoli; a questa categoria appartengono colletti, polsini, scialli, sciarpe e cravatte.
- Accessori che si portano in mano, come borse, ventagli, ombrelli e ombrellini, bastoni, fazzoletti.

Ovviamente queste sono distinzioni generali, non mancano tuttavia le eccezioni.



LA BORSA

Da un punto di vista simbolico la borsa rappresenta il potere femminile di contenere ed un luogo di conservazione, quindi vita e salute.
E' anche associato al simbolo di qualcosa che preserva ciò che è prezioso o ritenuto tale.
E' inoltre associata agli dei messaggeri come Mercurio e Priapo.
La sua funzione originaria è quella di custodia del denaro, è ciò la rende in origine oggetto legato fondamentalmente al commercio; per questo è anche emblema dell'elemosiniere e del mercante.


La sua storia però si evolve in risvolti più vivaci e frivoli da quelli meramente economici rendendola un accessorio costantemente in bilico tra la sua funzione contenitiva e la sua esteriorità mondana e modaiola.

La borsa assume inoltre un aspetto dinamico quando si dilata e diventa borsa da viaggio, il cui archetipo è il sacco da viaggio che insieme al bastone sono emblema del pellegrino.

Sicuramente è uno degli accessori più indispensabili. Contiene il nostro micromondo privato, tutto quell'insieme di oggetti indispensabili e non che rappresentano comunque ciò che di nostro vogliamo che ci accompagni nel nostro viaggio quotidiano. Rappresenta anche un contenitore segreto di cui quasi sempre solo il proprietario conosce il contenuto; è però un involucro che ama farsi notare, che gioca con i colori, le forme, i materiali. Forse proprio questa doppia valenza, questa dimensione"interiore" e quella esteriore lo rendono un oggetto tanto interessante, che attrae senza svelare.

La nostra borsa è così un oggetto rassicurante: è come un pezzo di casa, è il guscio della lumaca, è l'oggetto che nella Seconda guerra Mondiale serviva a contenere ciò che si poteva scappando agli allarmi dei bombardamenti, è una proiezione di noi stessi che ci da sicurezza, è un'appendice che ci aiuta a darci un contegno, un appiglio, un sostegno nelle situazioni sociali. In quest'ottica si colloca nell'insieme di quelle appendici che ricorrono nella storia del costume e della moda: i vari manicotti del XVII sec, e poi il ventaglio, il parasole, il fazzoletto per le donne; spada, bastone, ombrello per gli uomini.
Secondo lo psicologo Desmond Morris questi oggetti rappresentano barriere tra noi e il mondo esterno che ci infondono sicurezza, che ci permettono di rivivere l'atteggiamento infantile di nasconderci dietro la mamma o ad un mobile di casa.


La borsa è essenzialmente un oggetto femminile: il borsello non ha
avuto un successo duraturo. Gli uomini fanno uso comunque dia altri accessori come portadocumenti, zaini, ventiquattro ore, sacche, cartelle.

Forse il grande successo di questo accessorio sta in parte nelle motivazioni affettive, in parte nel valore oggettivo dato da lavorazioni, materiali, dal patrimonio artigianale coniugato alle nuove tecnologie che ogni pezzo racchiude.



LA BORSA NELLA STORIA DEL COSTUME

La borsa nasce come contenitore destinato al denaro; la sua origine, dunque, è legata alla nascita della moneta, avvenuta circa mille anni a.C.

Il nome "borsa" deriva da byrsa, parola greca che indicava il cuoio. Da ciò è facile intuire che presumibilmente le prime borse erano confezionate con questo materiale.

In società in cui era l'uomo a svolgere attività legate all'uso del denaro la borsa era soprattutto un accessorio maschile.

Le più antiche testimonianze della lavorazione delle pelli si ritrovano in Toscana nel secolo XII. Sul finire del secolo vennero istituite dalla Repubblica fiorentina le cosiddette Arti Minori, tra cui quella dei Calzolai, dei Cuoiai e Galigai, dei Corregiai e Sellai.
La lavorazione si svolgeva a Firenze inizialmente nella zona del Ponte Vecchio, dove le pelli venivano immerse, prima di essere conciate, nelle acque dell'Arno, poi in seguito tale procedimento fu effettuato nella parte orientale della città, poiché causava disagi agli abitanti.
Le pelli erano distinte in pellami più resistenti, date dalla concia di animali come manzo e bufalo, e in pellami più raffinati derivanti da vitelli, capre, camosci.
Sono di questo periodo borse quali le scarselle, da portare appese al collo e alle cinture, e le bisacce, borse da viaggio usate dai messi e dai pellegrini che potevano essere portate anche sul dorso del cavallo. Erano diffuse anche modelli più preziosi.
Le borse degli artigiani fiorentini furono apprezzate e molto richieste anche dai mercanti esteri.


A Venezia operavano invece artigiani detti bolzieri, facenti parte dell'Arte dei Lavoratori del cuoro, i quali, in una città fondamentalmente commerciale come Venezia, erano molto impegnati nella realizzazione di varie tipologie e dimensioni di borse, da quelle per il denaro a quelle per piccoli oggetti quotidiani a quelle da viaggio e destinate alle merci.
Le borse di dimensioni più ridotte venivano portate appese alla cintura o al collo.
Accanto a borse in pelle erano realizzate borse in tessuti preziosi, con ricami e applicazioni di perle e gioielli, tanto che per limitarne lo sfarzo vennero promulgate delle leggi suntuarie, che fissavano dei limiti all'uso di materiali preziosi.



IL MEDIOEVO

Nel Medioevo prevalgono modelli che non occupano le mani ma che sono indossati a tracolla come carnieri, bandoliere, tascapane usati dai pellegrini o bisacce diffuse tra i contadini.
Nel XI e XII secolo, in seguito alle Crociate, si diffonde una borsa detta aumonière sarazinoise (elemosiniera alla saracena), destinata in un primo momento a contenere le monete destinate alle elemosine, strumento necessario per guadagnarsi indulgenze e la grazia divina, poi in seguito ampliata fino a poter contenere altri oggetti. L'aumonière è prevalentemente di forma trapezoidale con la sommità arrotondata.
Questa era spesso composta da una borsa esterna più grande e una piccola borsa interna, ed era spesso finemente ricamata. Col tempo si aggiunse una chiusura metallica, spesso molto decorata. La aumonière rimase pressoché invariata fino al XVI secolo.


Nel Duecento compaiono scarselle alla tedesca, portate al centro della vita, detti anche marsupi. Questi potevano essere di cuoio sia semplice che ornato, di seta, di velluto, spesso decorati con metalli preziosi e perle; esistono anche delle versioni in maglia.
Erano anche usate borse con gli stemmi della casata di appartenenza o dell'attività svolta, citate anche nell'Inferno di Dante Alighieri.
La scarsella rappresenta la tipologia di borsa più diffusa in quest'epoca e fino al secolo XVI.
Dal XI al XVI secolo la borsa si diffonde notevolmente, e viene portata sia dagli uomini che dalle donne.

Al Rinascimento risalgono le prime borse vicine al concetto odierno, con chiusure metalliche nella parte superiore. Nei secoli Trecento e Quattrocento questa chiusura prende la forma della odierna cerniera e viene riccamente decorata.



IL CINQUECENTO


Nel Cinquecento le borse si diversificano in base alla forma e alla provenienza: alla francese, alla ferrarese, alla veneziana; cambiano seguendo i cambiamenti del gusto dell'epoca.
I materiali usati sono cuoio e velluto, broccati, rasi, a cui sono applicate varie decorazioni quali fiocchi, frange, nastri e che spesso vengono arricchiti con ricami e applicazioni.
Molto diffusa anche in epoche precedenti è la borsa da matrimonio: una borsa con l'effige dei due fidanzati, che, riempita di monete d'oro, veniva donata dallo sposo alla sua sposa.
Ritroviamo inoltre la scarsella, di memoria Medievale, a forma circa di cartella (a cui ha dato il nome), di dimensioni abbastanza grandi, con un fodero esterno per il coltello.
Nel corso di questo secolo le brache a sbuffo favoriscono la nascita di tasche destinate a contenere oggetti e della brachetta, una sorta di sacchettino attaccato ai calzoni. Le tasche fanno la loro comparsa intorno al 1550, e in Francia nel 1563, periodo di disordini, furono addirittura proibite per paura di ciò che potevano nascondere.



IL SEICENTO


Nel Seicento le borse sono pressoché assenti, poiché denaro ed effetti personali erano riposti all'interno dell'ampiezza delle vesti, che si erano fatte notevolmente ampie e maestose, ricche di pieghe e imbottiture. Si diffonde in questo periodo l'uso del manicotto che oltre a tenere le mani al caldo era dotato di tasche per riporre oggetti.
Questo oggetto era diffuso a Venezia già nel Quattrocento, ma conoscerà una grande diffusione in Francia solo intorno al XVII secolo. Fu portato da entrambi i sessi, e fu chiamato contenance o bonnes graces.
Inizialmente era in tessuto foderato di pelo, in seguito fu, al contrario, in pelliccia con fodera in tessuto.
La borghesia adotterà dei modelli in pelliccia nera, mentre presso le dame dell'alta società erano in voga modelli in volpe con zampe e testa della stessa; erano anche usate pelli di tigre o di leopardo. Il manicotto verrà utilizzato anche dagli ufficiali.
Come detta la moda dell'epoca, anche questo accessorio viene spesso arricchito di frange, nastri, pietre.
Alcuni modelli potevano essere appesi alla cintura.

In questo e nei secoli successivi si diffondono contenitori e cofanetti destinati a contenere effetti personali, talora segreti, oggetti da toilette, lettere d'amore, oggetti da cucito e da ricamo.


Nel Seicento e nel Settecento si diffusero le borse da lavoro, contenenti il necessario per cucire e ricamare. Queste borse erano in tessuto o in perline ed erano spesso accompagnate da un cuscinetto per puntare gli spilli; queste borsine venivano portate anche in occasioni mondane, quasi a ribadire il proprio status di donna "perbene".



IL SETTECENTO


Alla corte di Maria Antonietta era ancora diffuso il manicotto, che è sempre più capiente e prende il nome di barilotto; esso può contenere ventaglio, portacipria, tabacchiera ed addirittura un piccolo animale da compagnia!
Il manicotto è ancora in pelliccia ed e decorato con varie passamanerie, e come era già avvenuto in precedenza, era utilizzato anche dagli uomini.

E' dopo la Rivoluzione Francese e l'affermarsi dello stile Direttorio che ricompaiono le borse, anch'esse, come vuole la moda dell'epoca, leggere e morbide, ispirate alle reticola romane, da cui prendono il nome che storpiato diventa ridicule. Per la prima volta nella storia del costume queste borse sono appese al braccio. Non ebbero tuttavia una grande diffusione.



L'OTTOCENTO


Dal 1814 si diffondono borse ispirate a quelle destinate a contenere la selvaggina, dette gibecières.
Dal 1825 tuttavia ricompaiono i manicotti e la borsa va in disuso.



IL NOVECENTO


Dopo il 1890 la borsa comincia a comparire con una certa frequenza. Questo ritorno è dovuto, oltre ad un fattore di moda, ossia l'affermarsi di una silhouette affusolata, anche ad un fenomeno sociale: la maggior dinamicità delle donne, che prendono l'abitudine di viaggiare.
Con lo sviluppo dei trasporti le distanze si accorciano e nasce il gusto per il viaggio e l'esotico; nascono così le borse da viaggio per signore, funzionali e ricche di scomparti e marchiate con l'iniziale della proprietaria e tutta una serie di bagagli, che fino a questo momento avevano privilegiato l'aspetto funzionale, dalle forme e dettagli ricercati.
Si diffondono anche modelli da passeggio, che vanno da esemplari riccamente decorati da appendere in vita con catenelle, a esemplari più moderni, con i manici.
E' il periodo spensierato della Belle Epoque, che tuttavia finirà bruscamente con il 1918 e la Prima Guerra Mondiale, che durò quattro anni e portò via la frivolezza, la spensieratezza, la mondanità dell'epoca precedente.
Durante la guerra sono diffuse ampie borse in cuoio robusto destinate ad accompagnare le donne che spesso hanno intrapreso qualche genere di attività fuori casa.
Dopo la guerra il mondo è cambiato: il non fare niente non è più una condizione prestigiosa, l'oziosa borghese non esiste più; al suo c'è una donna vivace, con abiti accorciati fino al ginocchio, che si addicono alla sua vita dinamica. Questa donna spesso lavora, scia , nuota, guida, balla. L'ideale è una donna dinamica, un po' "androgina", la "garçonne". Questi anni frenetici vengono battezzati "Anni Folli".
Le borse perdono la catenella e nascono le pochette, sono squadrate , di forma rettangolare, di vari materiali.
Già da qualche anno inoltre è forte l'eco delle "suffraggette", che rivendicano per le donne non solo il diritto al voto, ma una nuova dignità all'interno della società. Queste donne vestono senza il busto, con abiti di linea sciolta, piccoli cappelli e borse appese al braccio, funzionali e non leziose. In questo periodo convivono queste tipologie di borse, funzionali e sobrie, e quelle ornamentali e decorate delle signore eleganti della buona società.
Coco Chanel, sembra interpretare le esigenze di una nuova femminilità lanciando un nuovo modo di essere e di vestire, con i suoi abiti rigorosi ed eleganti, con i suoi tessuti sportivi e confortevoli.
La borsa diventa un compendio necessario alla mise femminile. Si diffondono varie tipologie: dalle borse a due manici alle pochette alle borsine ricamate.
La borsa viene anche interpretata da molti artisti dell'epoca, che creano oggetti unici ovviamente destinati ad un pubblico di elite: è il caso dei pezzi creati da Erté, da Sonia Delaunay ed altri.
Una tipologia che si diffonde in questi anni e rimane in voga fino alla fine degli anni Trenta è la trousse, detta in America vanity case: si tratta di piccoli contenitori rigidi, in genere di materiali preziosi come metallo, tartaruga, lacca o pellami esotici come coccodrillo e rettile. All'interno vi è uno specchio e lo spazio per cipria, piumino, rossetto.

E' attivo a Parigi Hermes, nato come sellaio, il cui stile rimane legato al mondo equestre. In Italia operano Gherardini (dal 1885), Gucci (dal 1912).

Gli Anni Trenta rappresentano un momento di riequilibrio, dopo gli "Anni Folli". Ritornano la sobrietà, l'eleganza, i valori borghesi.
Si diffonde la famosa Chanel nata nel '22-'23, modello a busta dalle caratteristiche impunture a rombi, destinata ad avere enorme successo e diffusione. Sempre Chanel lancia il tubino nero che è un passepartout per tutte le occasioni e viene rinnovato con gli accessori.
Grande successo ebbe anche la tracolla lanciata da Elsa Schiapparelli, e in seguito quella di Gucci, che in questo periodo lancia un modello ispirato al mondo dell'equitazione, in cinghiale con la famosa banda in tela verde e rossa.

Nasce il concetto di tempo libero anche per le classi popolari; si diffondono quindi gli sport e l'uso di recarsi al mare. Ciò inaugurerà una serie di nuovi accessori nati per queste esigenze.
Nasce come accessorio estivo il secchiello, proposto da Hermès, che ben presto diventa un oggetto da usare tutto l'anno.
Gli anni Trenta sono anche gli anni di proposte stravaganti e surreali: dai pezzi di Elsa Schiapparelli a varie borse dalle forme più disparate:case, conchiglie, orologi, mazzi di fiori, violini.
In questi anni la scelta della borsa era legata ad una serie di regole per adattarsi alle diverse situazioni e momenti della giornata (mattino, pomeriggio, sera).
Le borse da giorno si coordinavano all'abito ed erano dello stesso colore di guanti, scarpe, cappello.
Per la sera le borse erano spesso confezionate nello stesso tessuto dell'abito, a volte erano con strass o paillettes.
Fa nuovamente la sua comparsa il manicotto, di cavallino nero o di velluto.


Gli anni Quaranta sono segnati da una generale cupezza data dal clima di guerra.
L'autarchia e le restrizioni materiali favoriscono la diffusione di materiali alternativi a quelli pregiati. Tali materiali sono destinati ad avere grande successo e diffusione.
Nati come una necessità i mezzi di fortuna per sopravvivere e vestirsi durante la guerra si coloriscono di dettagli ironici, assumono il carattere di una provocazione della moda, e si useranno tutti i mezzi per fare buon uso dell'"autarchismo".
In Italia si diffondono alternative ai materiali più preziosi: il cuoietto autarchico (similpelle), il dentice (battezzato "pelle di sirena") al posto del coccodrillo, il rospo al posto dello struzzo.
Si diffondono anche borse in tessuto: canapa, lino, seta. Ci si ingegnò come meglio si poteva, anche usando il feltro dei cappelli.
Le borse sono di grandi dimensioni, ormai le borsine degli anni precedenti lasciano il posto alle "borsone per la spesa" che si appendono alla spalla e sono comode per andare a piedi o in bicicletta.
Durante la guerra la borsa era sempre pronta, per portare con sé durante eventuali fughe i propri averi.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Parigi assume un ruolo di primo piano nella moda.
Si riscopre il gusto della vita mondana, a cui partecipano esponenti della buona società e del mondo dello spettacolo.Quasi ad esorcizzare le brutture della guerra, sarti come Dior e Balmain vestono le donne come creature eteree, con grande raffinatezza e cura; l'emblema di questa nuova donna è Grace Kelly.
La silhouette proposta da Dior, il cui "New Look" avrà grande successo, veste la donna come se fosse un fiore: i busti stringono la vita e da qui in giù i ricchi tessuti si svasano. Questo stile è immortalato dai bozzetti di un grande illustratore dell'epoca, Gruau.

Gli accessori sono in questi anni un compendio fondamentale all'abbigliamento: Hermès è all'apice del suo successo, così come Roger Vivier con le sue scarpe, Lesages con i suoi splendidi ricami, le varie modiste con i loro cappelli.
Gli accessori sono spesso coordinati e confezionati con lo stesso tessuto e decori. Sono diffuse le pochette di dimensioni molto piccole.
Tornata l'eleganza formale, torna l'accessorio coordinato.

Nel 1956 Grace Kelly appare sulla rivista Life con al braccio una borsa di Hermès da questo momento si chiamerà "Kelly". In realtà è un modello del 1932 chiamato sac à courrois, ed è ispirato ad un sacco per la sella; da questo momento diventerà un mito.
Sempre di Hermès Jaqueline Kennedy porterà spesso un modello rettangolare con chiusura ad H; Audrey Hepburn invece ama le borse di Gucci.

Con le sue creazioni, Giuliana di Camerino (che firmerà i suoi modelli con la R di sua figlia Roberta) rappresenta un'eccezione per i suoi colori forti accostati, per i tessuti pesanti fatti su antichi telai, per i suoi vivaci pezzi unici che ebbero grande successo in tutto il mondo.

Il decennio degli anni Sessanta rappresenta un momento di grossi mutamenti sociali, che ebbero importanti ripercussioni sul gusto e sull'abbigliamento.

Sorpassato il formalismo anni Cinquanta, e con esso la figura di una donna femminile e procace, la moda conosce un periodo di importanti sperimentazioni, mentre si profila una nuova figura femminile, infantile e asessuata, che sembra incarnare il rifiuto del mondo "adulto" e con esso i suoi valori sia etici che estetici.
Per quanto riguarda le forme sono molto diffuse le forme strutturate: bauletti, borse a mano con cerniere metalliche, borse a cartella. Non si tratta tuttavia di modelli formali, ma di oggetti decorati, futuribili, non classici.
Il cambiamento dello stile di vita, ed in particolare verso ritmi più dinamici anche per le donna (automobile, lavoro, studio) decreta il successo di borse funzionali, con tasche, soffietti, cerniere nascoste e tracolle.
Nascono inoltre le prime borse destrutturate, anche se comunque per ora non è la tendenza preponderante.
Non possiamo parlare di stile ma piuttosto di una commistione di stili: l'optical, il retrò, lo psichedelico, l'etnico sono tutte tendenze presenti che influenzano lo stile e la moda. Nel frattempo l'atterraggio dell'uomo sulla Luna apre la strada ad una tendenza "futuribile".


Particolari decorativi:
In generale nella decorazione prevale il gusto per decori geometrici e per le linee pulite.
Molto diffuso il bicolore, anche giocato su materiali diversi, che mette in risalto le geometrie.
Decori geometrici: fibbie, cinturini, tasche applicate, pattine.
Gusto per i dettagli metallici, anch'essi dalle forme geometriche e pulite:
largo uso di cerniere con saltarelli in metallo decorati, piccole chiusure metalliche decorate sempre con motivi geometrici. Rivetti e automatici.

I materiali usati sono: pelli (vitello, rettile) colorate, plastica, vinile, vernici, tessuti fantasia floreale e fantasie geometriche, paglia. Per la sera pellami dorati, strass, perline, tessuti moirè.